Beirut, quel viaggio che ti sorprende!

Avrete sicuramente ‘battibeccato’ in passato con il gruppo con cui condividete i vostri viaggi, sulle prossime possibili destinazioni, no?
Ecco questo è stato il mio caso; Beirut e il Libano diciamo che non mi ispiravano granché.
Non per questioni terroristiche, scenari di guerra o pericolosità del luogo (ormai con tutti gli attentati sparsi per il Mondo, anche l’Europa sarebbe da considerarsi non al sicura al 100%), ma nella mia immaginazione pensavo che il Libano non potesse offrire quelle bellezze che un viaggiatore si aspetta.
Il risultato? Uno dei viaggi più belli e interessanti mai fatti in vita mia.

Inizio questo mio piccolo excursus partendo da Beirut, la capitale del Libano. 4-5 giorni in terra libanese sono più che sufficienti, includendo anche tour al di fuori della città. Si ci può muovere ad esempio verso Byblos e Baalbek (la visita in queste due città sarà tema del mio prossimo articolo).

Integrazione e cosmopolitismo

Ma Beirut, però, è davvero sicura? Questa rimane comunque una delle domande che ci si pone prima di intraprendere un viaggio del genere. I timori derivano dal fatto che non solo Beirut, ma tutto il Libano, sono stati al centro della cronaca per la guerra civile avvenuta anni tra gli anni ’80 e ’90 (se vi interessa ulteriori informazioni, ecco il LINK) e per varie tensioni al confine con Israele.
Però da qualche anno a questa parte la situazione si è tranquillizzata e quindi si può considerare a tutti gli effetti una destinazione abbastanza sicura.

Beirut rimane una città complessa: una complessità dal punto di vista culturale e religiosa. Un insieme di quartieri che cambiano faccia passo dopo passo. Che aggrega la fede cristiana a quella musulmana.
Si può comprendere questa complessità quando da Place d’Etoile si scorge la Cattedrale di San Giorgio con accanto la Moschea al-Amin. Un’immagine di integrazione che ti fa recepire il cosmopolitismo della capitale libanese.
Infatti moschee, sinagoghe e chiese cristiane si susseguono lungo le strade a distanza ravvicinata, questo a sottolineare le diversità di popolazioni che si possono incontrare in giro per la città.

 Cattedrale di San Giorgio con accanto la Moschea al-Amin Particolare della Moschea al-Amin

Beirut, tra cicatrici e grattacieli

Beirut è sicuramente una meta inusuale, non inclusa nei classici viaggi commerciali pubblicizzati da ogni agenzia turistica.
La guerra civile ha lasciato cicatrici enormi, molte ancora visibili sul territorio. Basti pensare che il centro città è stato completamente raso al suolo nel 1992, per poi essere ricostruito successivamente grazie all’allora primo ministro Rafiq Hariri. E da quel momento in poi molti monumenti sono stati piano piano restaurati e riportati all’antico splendore.
Tanto è vero che sontuosi palazzi d’epoca sono costruiti accanto ad avveniristici grattacieli e ad edifici che hanno subito pesanti bombardamenti.

Palazzo della vecchia Beirut trivellato Pigeon Rocks
C’è tanto da vedere a Beirut. La cosiddetta Downtown è interamente pedonale e vigilata dalla milizia libanese con vari check point posizionati all’inizio dei viali che portano a Nijmeh Square.
Da qui, come detto, partono diversi boulevard che conducono alle varie attrazioni del centro di Beirut: il Parlamento Libanese, la Cattedrale Ortodossa di San Giorgio, fino ad arrivare alla Cattedrale Maronita di San Giorgio e la Moschea al-Amin, per concludersi con le rovine romane: un tempo terme romane frequentate da generali militari ed aristocratici. Rappresentano la costruzione principale del complesso e sono state completamente riportate alla luce per essere ammirate.
Tutte queste bellezze sono circondate da locali, ristoranti, negozi di moda, banche e da palazzi ristrutturati in stile Art Deco che fanno apparire la Central District come una piccola Parigi.

Particolare della Downtown Particolare della Downtown

Alla scoperta dei quartieri interni

Ad est della Moschea di al-Amin, proprio sul confine che un tempo divideva la zona cristiana da quella musulmana, troviamo il quartiere Gemmayzeh. La zona più alla moda dove rilassarsi tra bar di tendenza, ristoranti, pub, caffè e anche locali notturni.
Spostandoci più nella parte orientale della città spiccano boutique di lusso, quelle dove splendono i prodotti simbolo della globalizzazione del mondo occidentale, e i bazar, avvolti dal fumo del narghilè e dal profumo dei gelsomini che pendono dai balconi.

A nord di Gemmayzeh, entriamo nel Saifi Village. Un quartiere in pieno stile greco, a tratti romantico, fatto di piccole case color pastello, cortili nascosti e negozietti da scoprire. Un’oasi di silenzio nel traffico caotico di Beirut.

Avvicinandosi alla parte ovest della città troviamo invece Hamra: il cuore pulsante dello shopping di Beirut. Passeggiando in questo quartiere, tra negozi e locali mangerecci, ci imbatteremo sicuramente negli studenti della AUB (American University of Beirut). Un’università privata fondata nel 1866 da missionari protestanti statunitensi.
Se siete curiosi, e il tempo a disposizione ve lo permetterà, potrete anche visitare l’interno del campus, composto da varie facoltà, biblioteche e dormitori.

E nessun viaggio a Beirut può dirsi completo senza una passeggiata lungo la Corniche, il viale sul mare che segue le onde sulla punta più occidentale della città dove potrete anche ammirare i faraglioni stile Capri: i Pigeon Rocks.

Saifi Village Gemmayzeh Grattacielo in Hamra

Vivere Beirut tra abitanti e politica

Per spostarsi nella città consiglio caldamente l’utilizzo di Uber. I classici taxi sono a prova di deboli di cuore, specialmente per quanto riguarda la contrattazione del prezzo.
Con la app di Uber hai l’esatto importo già prima di prenotare la chiamata e, soprattutto, è molto più conveniente dei cab tradizionali.
Gli autisti, come gran parte degli abitanti di Beirut, sono socievoli e chi ha un discreto inglese cerca sempre di intavolare qualche discussione e fare domande a noi turisti.
La mia curiosità era quella invece di avere che idee avessero i locali dal punto di vista politico. Desideroso di avere più notizie possibili su come la popolazione viveva il momento libanese un po’ delicato. Infatti, proprio la notte precedente alla mia partenza, il primo ministro Saʿd Hariri fu bloccato in Arabia Saudita per questioni politiche e avevo interesse ad avere una visione e una prospettiva differente dagli articoli redatti dai media europei.
Scambi di vedute interessanti e che difatti ti fanno capire come i media stranieri occidentali raccontano i fatti in modo molto approssimativo o comunque abbastanza discordante da come poi la si vive realmente.

Suggerimenti sulle pietanze locali

La cucina libanese risente di tutte le diverse influenze del bacino mediterraneo, dalla Grecia alla Turchia, fino al Nord Africa. Per la vicinanza con il mare, a Beirut i piatti a base di pesce sono molto diffusi, ma la carne fa da padrona. Tanti sono i tipi utilizzati: specie l’agnello, con cui viene prodotto il famoso kebab. La carne viene accompagnata solitamente da salse come il tahin o il babaganoush ma anche l’hummus di ceci da mangiare con l’immancabile pane-pita.

Concludo qui questo primo articolo sul mio racconto in terra libanese. Una terra ricca di storia, cultura e religione.
Se avete domande o altre curiosità su Beirut, lasciate pure un commento in fondo alla pagina e sarò felice di rispondervi e aiutarvi! 🙂

Lungomare della Corniche Interno del campus dell'American University of Beirut 

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *